L’edificio sede della Procura della Repubblica è noto anche come Palazzo Sabbatini - Carbonieri ed è un’elegante costruzione in stile rococò modenese.
La storia:
Il settecentesco palazzo Sabbatini, fatto costruire tra il 1752 e il 1756 da Alessandro Sabbatini, Segretario di Guerra, Gentiluomo di camera e Consigliere di stato del duca Francesco III, è uno degli edifici di maggior pregio storico – architettonico della città.
Il palazzo presenta una facciata di sobria eleganza impostata in origine su un portico a cinque arcate, si sviluppa su due piani ed è caratterizzato da una particolare disposizione delle finestre. L’importanza del piano nobile è sottolineata dalle alte aperture balaustrate, quasi porte finestre, corredate di una pregevole bassa ringhiera in ferro battuto. Ancora sconosciuto il nome dell’architetto che ha realizzato il progetto, si ipotizza la consulenza dell’architetto ducale e scenografo veneziano Pietro Bezzi.
L’accesso al palazzo avviene attraverso l’atrio da cui è visibile il cortile interno in cui si nota il cancello in ferro battuto, opera del fabbro Giambattista Malagoli e due arcate in cui sono alloggiate due statue in stucco che rappresentano i fiumi Secchia e Panaro.
Dall’atrio si accede allo scalone d’onore a base rettangolare. Le eleganti decorazioni in stucco ornano le porte che si affacciano sullo scalone e circoscrivono l’affresco del soffitto opera del famoso pittore modenese Francesco Vellani.
Lo scalone d’onore immette nella grande sala del piano nobile, l’ambiente più prestigioso del palazzo. L’appartamento di rappresentanza era completato in origine da una serie di cinque sale affacciate su corso Canalgrande.
Nel 1822 il palazzo viene acquistato dal conte Luigi Valdrighi per essere poi ceduto successivamente alle famiglie Calori – Cesis, Castefranco, Carbonieri, Adani e Martinelli. Nel 1981 l’immobile, che da alcuni anni era la sede della Biblioteca Civica, viene acquistato dal Comune di Modena.
Probabilmente su disegno dell’architetto P. Bezzi, fu eretto nel 1752, su un'area occupata in precedenza dalla famiglia Belleardi. Per far fronte ai propri debiti, questa famiglia vendette il Palazzo al conte Luigi Valdrighi, che nel 1860 lo cedette a Ferdinando Calori Cesis. La proprietà passò quindi ai Castelfranco e infine alla famiglia Carbonieri, nel 1919.
Fino al 1992, il piano nobile ospitò la Biblioteca Civica, ma - dopo il trasferimento della Biblioteca a Palazzo Santa Margherita - il Palazzo rimase inutilizzato per anni. Un recente intervento del Comune di Modena.
Il restauro:
L’intervento ha avuto come elemento centrale il recupero dell’edificio che accoglie uffici con funzione pubblica.
Sono stati adottati quindi tutti gli accorgimenti per il corretto funzionamento di un moderno ufficio e le dotazioni impiantistiche che ne conseguono.
Tutto questo nel pieno rispetto degli elementi artistici ed architettonici esistenti che sono stati restaurati e messi in sicurezza.
Il restauro non ha modificato le parti storiche lasciando i tramezzi.
Al secondo piano è stato conservato anche il pavimento in graniglia della metà del 900.
La facciata è verde settecentesco, un colore recuperato fortunosamente dopo che era stato ricoperto da numerosi strati di giallo.